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Meditazione e Antahkarana.

Carlo Setzu

 

 

Il principale scopo della costruzione dell’antahkarana è funzionare da canale (in gruppo) attraverso il quale le energie spirituali possano fluire dalla Gerarchia all’umanità per illuminare ed elevare il genere umano, quindi è un servizio soggettivo.

           

Per la costruzione del Ponte arcobaleno, di norma si usano sei parole per esprimere questo processo. Può essere utile studiarle dal punto di vista del loro significato occulto. Queste parole descrivono una tecnica di costruzione o un processo di manipolazione dell’energia, che crea un rapporto fra la Monade e l’essere umano che aspira alla piena liberazione (tramite il servizio altruistico) e sta percorrendo il sentiero del discepolato e dell’iniziazione. Ciò crea un canale di luce fra l’aspetto divino superiore e l’inferiore e produce un ponte fra il mondo della vita spirituale e quello della vita quotidiana sul piano fisico. Esaminiamo quindi questi sei aspetti della tecnica fondamentale di costruzione e cerchiamo di giungere al loro significato creativo. I sei stadi del processo di costruzione sono:

Intenzione, Visualizzazione, Proiezione, Invocazione ed Evocazione, Stabilizzazione, Resurrezione e Ascensione.

 

  1. Intenzione. Con questo termine non s’intende una decisione mentale, un desiderio o una determinazione. Il concetto è letteralmente il focalizzazione l’energia sul piano mentale al punto di maggior tensione possibile. Significa il crearsi nella coscienza una condizione analoga a quella del Logos quando (su scala più vasta) concentrò entro il cerchio invalicabile (che delimita la sfera d’influenza desiderata) l’energia – sostanza occorrente per realizzare il Suo proposito di manifestarsi. Anche il meditante deve procedere in questo modo e perciò deve focalizzarsi nel punto più alto della sua coscienza mentale, e mantenendovela in uno stato di assoluta tensione. Ecco perché si consiglia sempre di “elevare la coscienza al centro della testa”, “mantenere la coscienza ferma nella luce” e altre frasi analoghe. I primi passi necessari sono:

 

    1. Conseguire un giusto orientamento, e ciò deve avvenire in due stadi: il primo, verso l’anima o Sé Superiore quale aspetto dell’energia costruttrice, e il secondo verso la Triade (atma, buddhi, manas).
    2. Comprensione mentale del compito da eseguire. Ciò comporta l’uso della mente in due modi: capacità di rispondere all’impressione buddhico e intuitiva, e un atto d’immaginazione creativa.
    3. Un processo di accumulo d’energia o di assorbimento di forza, affinché le energie occorrenti siano confinate entro un cerchio invalicabile mentale, prima del successivo processo di visualizzazione e proiezione.
    4. Un periodo in cui si pensa con chiarezza al processo e all’intenzione, in modo che il costruttore del ponte possa percepire con chiarezza ciò che si sta attuando.
    5. Il mantenimento costante della Tensione, senza indebito sforzo fisico delle cellule cerebrali.

 

Fatto tutto questo, si scoprirà che vi è un punto focale d’energia mentale prima inesistente. La mente sarà tenuta ferma nella luce, e vi sarà anche l’allineamento di una personalità ricettiva e attenta e di un Sé superiore orientato verso la personalità in uno stato di percezione costante e direzionata. Quando si costruisce l’antahkarana, la consapevolezza deve essere presente parallelamente all’intenzione della personalità.

 

 

2. Visualizzazione. A questo punto egli si accinge a  costruire il modello del lavoro da eseguire, attingendo all’immaginazione e alle sue facoltà che si trovano sul livello più alto del veicolo astrale o sensibile. Questo non ha alcuna relazione con le emozioni.

 

 L’immaginazione è l’aspetto più basso dell’intuizione. La sensibilità, quale espressione del corpo astrale, è il polo opposto della sensibilità buddhica. Ora le sue facoltà immaginative sono purificate e affinate in modo che ora rispondono all’impressione del principio buddhico o della percezione intuitiva – percezione separata dal cedere a qualsiasi possibilità di registrazione di visione. “L’accuratezza dei piani elaborati per costruire l’antahkarana e visualizzare il ponte di luce in tutta la sua bellezza e completezza dipenderà dalla capacità del veicolo astrale di rispondere all’impressione buddhica”.

 

L’attività creativa dell’immaginazione è la prima influenza organizzatrice che opera sopra e dentro il cerchio invalicabile di energie accumulate, mantenute in uno stato di tensione dall’ ”intenzione” del meditante. L’immaginazione creativa è una specie di energia attiva, attirata verso l’alto e messa in rapporto con il punto di tensione; lì essa produce degli effetti nella sostanza mentale. In tal modo la tensione è accresciuta e quanto più potente e chiaro è il processo di visualizzazione, tanto più bello e forte sarà il ponte. La visualizzazione è il processo con cui l’immaginazione creativa è resa attiva e acquista la capacità di rispondere al punto di tensione sul piano mentale e di essere attratta.

 

Ora egli cerca di visualizzare l’intero processo e in questo modo stabilire un rapporto preciso (se vi riesce) fra l’intuizione buddhica e l’immaginazione creativa del corpo astrale. Di conseguenza a questo punto si avrà:

 

    1. L’attività buddhica d’impressione.
    2. La tensione del veicolo mentale, che tiene la necessaria energia – sostanza al punto di proiezione.
    3. I processi immaginativi del corpo astrale.

 

Quando egli si è esercitato a mantenere la consapevolezza cosciente della simultaneità di questa triplice attività, essa può proseguire con successo e quasi automaticamente, Egli attua ciò con il potere della visualizzazione.

 

Fra questa coppia di opposti (astrale – buddhico) si stabilisce una corrente di forza che, passando attraverso la riserva di forza sul piano mentale, produce un’attività interiore e un’organizzazione della sostanza presente.

 

Ora il lavoro passa dalla fase della soggettività a quella della realtà oggettiva – soggettiva dal punto di vista dell’uomo spirituale.

 

3.  Proiezione. Qui la difficoltà sta nell’incapacità di usare la volontà nel processo di proiezione. Questo processo è una combinazione di volontà, visualizzazione ampia e continua e uso della Parola di potere di raggio.

 

            Fino a questo stadio, il processo è identico per tutti i raggi, ma a questo punto avviene un cambiamento. Ora egli deve proiettare in avanti la sostanza organizzata, in modo che dal centro di forza che è riuscito ad accumulare appaia una linea o proiezione di sostanza di luce. Questa è sospinta in avanti da una Parola di Potere come nel processo inverso rispetto a quello della Monade quando emise il filo di vita che infine si ancorò all’anima.

 

  In realtà l’anima venne in esistenza per mezzo di quest’ancoraggio. Seguì il processo successivo in cui l’anima emise a sua volta il duplice filo che infine si ancorò nella testa e nel cuore del triplice uomo inferiore (sutratma).

 

  Il discepolo è focalizzato nel centro che egli ha costruito sul piano mentale, e mettendo in azione tutte le sue risorse (quelle della triplice personalità unite e quelle dell’anima), ora proietta una linea verso la Monade.

 

  Perciò, al fine di realizzare la necessaria proiezione delle energie accumulate, organizzate dall’immaginazione creativa e portate a un punto d’estrema tensione tramite la focalizzazione dell’impulso mentale (un aspetto della volontà), egli fa allora appello alle risorse della propria anima, conservate in ciò che tecnicamente è chiamato “il Gioiello nel Loto”. Quest’ultimo è il punto d’ancoraggio della Monade.

 

  Gli aspetti dell’anima che chiamiamo conoscenza, amore e sacrificio, che sono espressioni del corpo causale, sono effetti di questa irradiazione monadica. Perciò, il meditante deve cominciare a reagire e rispondere al bocciolo chiuso o gioiello al centro del loto aperto. È importante ricordare che le corrispondenze dei centri planetari nel loto egoico sono le seguenti: Shamballa corrisponde al Gioiello nel Loto. La Gerarchia corrisponde ai tre gruppi di petali del loto egoico. L’Umanità corrisponde ai tre atomi permanenti nell’aura del loto.

 

Nota: il sacrificio è la comprensione e il riconoscimento della volontà di bene che rese possibile e inevitabile la creazione e che fu la vera causa della manifestazione.

 

                        Quando la volontà di bene rappresenta la meta che dovrà coronare la vita quotidiana del discepolo, allora egli può cominciare a evocare la Volontà. Ciò farà del legame fra mente inferiore e superiore, fra spirito e materia e fra Monade e personalità infusa d'anima. La dualità si sostituisce allora alla triplicità e la potenza del nucleo centrale del veicolo egoico – alla quarta iniziazione – distrugge le tre espressioni che lo circondano. Esse scompaiono e avviene la cosiddetta distruzione del corpo causale. Questa è la vera “seconda morte” rispetto a tutto ciò che è forma.

 

4.    Invocazione ed Evocazione. L’anima e la personalità fuse insieme, ora sono invocative e la loro intenzione congiunta si esprime nei tre stadi precedenti. Dalla Triade spirituale giunge ora la risposta, evocata da quell’intenzione sostenuta da un atto di volontà scaturito da un punto di tensione.

5.    Stabilizzazione. Questa è raggiunta con la lunga paziente pratica dei quattro processi precedenti, seguita da un’utilizzazione cosciente dell’antahkarana.

6.    Resurrezione e Ascensione. È l’elevarsi della coscienza oltre le limitazioni del Sé superiore e della personalità (dal punto di vista della Monade) e il suo passaggio in quella della Triade spirituale.

 

 

 

 

 

 

 

 

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